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Malfidano

Scheda Tecnica

Comune: Buggerru

Regione: Fluminese

Estrazioni minerali principali: piombo e zinco

Altimetria media: 5 - 70 metri

Proprietà: pubblica


Origine del nome: il rilievo Malfidano prende questa denominazione perché era considerato, in passato, un ritrovo di persone di malaffare.

Itinerario: diverse strade conducono alle miniere di Malfidano. Superata le frazioni di Nebida e Masua si arriva, percorrendo una strada quasi tutta asfaltata di 15 km circa, al villaggio abbandonato di Pranu Sartu. Una seconda strada è quella che da Fluminimaggiore va a Buggerru, distanti 15 km circa. La terza strada possibile per arrivare alle miniere, da Iglesias a Fluminimaggiore, si presenta la più ardua ma anche la più interessante sotto il profilo naturalistico e paesaggistico.

Percorrendo questa statale e svoltando a sinistra, prima del passo di Genna Bogai, si percorre una strada sterrata di 13 km circa che porta a Grugua, proseguendo si trova un incrocio e svoltando a sinistra si arriva al canalone di Gutturu Cardaxiu, proseguendo ci si innesta sulla strada Acquaresi-Buggerru, e passando per le miniere abbandonate di Planu Dentis e Pira Roma si arriva al comune di Buggerru.

Per gli interessati a questo sentiero si consiglia di percorrerlo nella bella stagione e di utilizzare le cartine topografiche.

Il villaggio minerario: Si presenta diviso in due zone distinte: la prima, che si affaccia sull’ampia insenatura di Buggerru, comprende i ruderi degli impianti industriali, la seconda è situata nel fondovalle ed è costituita da unità abitative. A breve distanza si alzano le strutture della laveria La Marmora. Di fronte si trovano i ruderi della laveria Malfidano, della quale rimangono solamente le strutture di legno.

Il percorso storico della miniera: La nascita delle miniere nella zone del Salto Gessa è caratterizzata dalla causa civile che nacque tra toscani e i piemontesi. Secondo la legislazione vigente in Toscana le risorse minerarie spettavano ai proprietari dei terreni sovrastanti il giacimento, mentre secondo i Piemontesi le risorse erano di proprietà statale. La famiglia Modiglioni, toscana, era proprietaria del Salto Gessa ma non si era mai preoccupata dell’attività estrattiva, però quando la società mineraria Malfidano trovò un importante bacino minerario di piombo e zinco e cominciò a produrre gli tentò invano una causa.

Successivamente sorse un modesto villaggio di pescatori che prese il nome di Buggerru e che col tempo si sviluppò rapidamente.

Dal 1870 iniziarono i trasporti del minerale e gli scavi, soprattutto l’attenzione dei minatori venne dedicata al ricco bacino di Caitas. Vennero costruite poi tre laverie per il trattamento dei minerali estratti: una venne denominata Buggerru, un’altra Lamarmora, che fu ultimata nel 1886, il terzo impianto, il più importante, fu chiamato Malfidano e si trova vicino al porto. Fu costruita anche un importante galleria per lo scolo dell’acqua denominata Lucien.

Intanto il ‘900 si apriva sotto un clima di crisi, infatti il 4 settembre del 1904 i minatori protestarono per avere un rendimento più adeguato ed ebbero un duro scontro con la forza pubblica. Dopo queste contestazioni le estrazioni continuarono ai ritmi abituali, vennero presi provvedimenti per quanto riguarda la sistemazione del villaggio e vennero attivati alcuni servizi essenziali per i minatori, ma non vennero alleggeriti i duri turni e il pesante lavoro in galleria. In pochi anni il giacimento fece importanti progressi per quanto riguarda il livello produttivo, ma anche sul piano delle tecniche di scavo si raggiunsero importanti progressi, infatti Malfidano ricopriva posizioni da primato nei vari mercati.

Intorno al 1940 passò nelle mani dellaSocietà Mineraria Metallurgica di Pertusola, contro questa società si scatenarono dure lotte sindacali per contestare il sistema di lavorazione ritenuto pericoloso dai minatori stessi. La società non dimostrò interesse per le lamentele, anzi.. raddoppiò le ore e i turni che divennero ancora più faticosi.

Nel 1961 duecento operai contestarono apertamente, l’anno successivo venne chiuso il bacino principale di Caitas, inoltre la società sospese i lavori.

Il 13 novembre 1969 la Pertusola cedette tutte le miniere alla Piombo Zincifera Sarda, quest'ultima curò la difficile fase di ristrutturazione della miniera. Si scoprirono nuovi cantieri che producevano barite. Successivamente la miniera chiuse per i costi troppo elevati e per i pochi minatori che ancora vi lavoravano.

 

Il valore naturalistico della zona è di indiscutibile interesse e fascino. Il complesso archeologico e minerario si inserisce in uno stupendo scenario paesaggistico ed è valorizzato dalla vicina presenza delle spiagge, delle grandi dune di sabbia di San Nicolò e dalle bellissime falesie che cadono a picco sul mare, come la stupenda e suggestiva insenatura di Cala Domestica


 
Pagina aggiornata al 20-Jul-2012 14:12
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