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Miniera Rosas

Scheda Tecnica della miniera

Comune: Narcao

Regione: Sulcis

Estrazioni minerali principali: piombo, zinco e rame

Altimetria media: 240 metri

Proprietà: privata


Itinerario: la miniera si raggiunge percorrendo la strada Siliqua-Santadi. Dopo 19 km circa e dopo aver superato la frazione di Acquacadda e di Terrubia, si svolta a destra. Si prosegue su una strada, da poco cementata, lunga circa 2 km che porta agli impianti dell’ex miniera e agli edifici, tutti molto vicini fra loro.

Nemmeno a 8 km di distanza si trova il villaggio minerario di Orbai circondata da una rigogliosa macchia mediterranea. Si consiglia l’utilizzo della carta topografica.

Il villaggio minerario: si possono ammirare i ruderi della laveria, la direzione e i magazzini. Si considera di notevole interesse il grande impianto di flottazione e la tramoggia che alimentava il frantoio. Poco più su si osserva con meraviglia il binario dal quale partiva il minerale estratto, le strutture e gli impianti ancora intatti.

Il percorso storico della miniera: nell’800, in questa zona, si scoprì un ricco giacimento di minerali solfuri. La loro coltivazione iniziò nel 1838 grazie all’intervento di Gaspare Perpignano.

Nel 1851 fu fondata la società Unione Miniere del Sulcis e Serbariu, cui faceva parte anche la miniera Rosas. Una decina d’anni più tardi però si verificò un piccola crisi che portò al blocco dell’attività estrattiva.

Intorno al 1880 la miniera riprese l’attività e i lavori grazie all’intervento di Giorgio Asproni, che rimodernò gli impianti.

Nel 1898 il controllo del giacimento passò alla Société Anonyme Miniére, si verificò però un certo calo e per molto tempo l’attività fu incerta.

Nel 1911 l’ingegnere inglese Charles Wright riorganizzò gli impianti, costruì una centrale elettrica, vari edifici di servizio e un nuovo pozzo con un impianto moderno ed efficiente che serviva per il trattamento dei minerali estratti.

Nel 1939 fu costruito anche un modernissimo impianto di flottazione e sorse un piccolo, ma grazioso, villaggio.

La miniera Rosas arrivò a comprendere oltre 1.000 ettari di territorio, il tutto era collegato da una fitta rete di strade che permetteva di spostarsi con facilità da un impianto all’altro.

L’attività estrattiva continuò senza soste sino al secondo conflitto mondiale, che allontanò dalla miniera le maestranze, i tecnici e gli operai più esperti, la maggior parte dei quali stranieri. Il personale fu sostituito dagli uomini dell’AMMI, iniziò così un periodo davvero intenso, i vecchi impianti furono ristrutturati, furono introdotte moderne tecniche estrattive e applicata una più efficace coltivazione sui minerali. Rosas, in breve tempo, toccò i livelli più alti nel mercato e primeggiò nel trattamento dei minerali di rame.

Purtroppo il periodo d’oro durò poco e non riuscì ad assicurare il benessere sperato così, alla fine del 1970, furono revocate tutte le concessioni.

I periodi successivi erano segnati dalla chiusura degli impianti e dei cantieri e da numerose proteste da parte dei sindacati.

Nei primi anni Ottanta fu sancito il definitivo smantellamento degli impianti e furono chiusi tutti i pozzi d’estrazione.

Il villaggio minerario è molto affascinante ed è circondato da una fitta vegetazione. Gli edifici che ospitavano gli appartamenti degli impiegati, la scuola della miniera e la bocca di un mulino all’interno della laveria fanno di quest’ex giacimento uno dei più interessanti sotto il profilo storico tecnologico.

Purtroppo è stato recato un grave danno storico patrimoniale, sono stati brutalmente asportati i macchinari che si trovavano all’interno della laveria.

 
Pagina aggiornata al 20-Jul-2012 14:12
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